mercoledì 15 marzo 2017

Che confusione in classe!

Riceviamo, sottoscriviamo e condividiamo la lettera che nei giorni scorsi uno dei nostri ha inviato all'Adige e che l'Adige ha serenamente ignorato.


Che confusione in classe!
Fa sorridere l’articolo di Nicole Vuillermin apparso su “l’Adige” martedì 21 febbraio: «Rossi corregge il piano trilinguismo». Ma il sorriso è amaro, perché la leggerezza di certe politiche scolastiche prelude solamente al degrado culturale, il ché non è affatto divertente. Non per chi, come lo scrivente, lavora nella scuola trentina da quasi due decenni, cercando di dare il meglio. Quando due anni fa Ugo Rossi venne in quel di Borgo Valsugana a presentare l’allora nascente “trilinguismo”, la sala del Comprensorio era gremita di insegnanti perplessi. Alla presentazione seguirono i primi interventi che esprimevano preoccupazione a fronte di una manovra palesemente frettolosa ed eccessiva, ai danni di un sistema scolastico già in difficoltà per varie ragioni. Indignato dalla sufficienza con la quale il Governatore declinava gli inviti alla moderazione e commentava le critiche che venivano mosse al suo “progetto”, intervenni  esordendo con una citazione di Albert Einstein. Feci notare che il parere dell’insegnante, dell’addetto ai lavori, va tenuto nella massima considerazione: «è lui infatti che sa meglio e sente più nettamente dov’è che la scarpa fa male», perché è lui - e lui solo - che la calza in ogni giorno lavorativo e in ogni ora di lezione. Non diversamente dagli altri, anche il mio intervento venne prontamente squalificato dalla presunzione e dall’arroganza tipiche di chi parla senza saper ascoltare. La tensione era palpabile, e la serata si concluse nei peggiore dei modi, con il trio Rossi-Bottamedi-Ferrario che se ne andava via furente. Nelle settimane a venire seguirono presentazioni in altre sedi, ma con lo stesso esito. Ciononostante, dopo aver raccolto il dissenso ai quattro angoli del Trentino, il “trilinguismo” entrava prepotentemente nelle nostre scuole di ogni ordine e grado. 
La dinamica è la stessa che ha visto imporsi la «buona scuola» di Matteo Renzi, prima che l’esito referendario bocciasse il decisionismo spiccio in seno al quale è stata concepita. L’ampio movimento di contestazione che ha accompagnato il varo della «buona scuola», movimento che ha avuto il suo culmine nell’adesione storica allo sciopero nazionale del 12 maggio 2014, è stato tranquillamente ignorato, con il risultato che oggi l’alternanza scuola-lavoro è entrata anche nei licei, ed è tra le principali materie per ore di “insegnamento” negli istituti tecnici (la seconda dopo l’italiano). Lo stesso Renzi, a commento del “NO” degli italiani, ha ammesso di aver esagerato con la «buona scuola». Ma la Giunta Rossi l’aveva già recepita da un pezzo, questa volta con una solerzia davvero sorprendente. 
Nello stesso modo vengono allegramente ignorati gli appelli alla prudenza rivolti da alcuni insegnanti a certi Dirigenti scolastici i quali, sull’onda della moda del momento, riempiono le aule di schermi, ignorando il fatto - dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio - che gli schermi deprimono l’apprendimento. La sovra-esposizione a schermi cui gli studenti sono sottoposti in ambiente extrascolastico - e che l’informatizzazione intensiva della scuola sta promuovendo a iper-esposizione - sviluppa l’intelligenza simultanea - una forma primitiva e superficiale di intelligenza, tipica della cosiddetta “mente multitasking” - a discapito di quella sequenziale - una forma più evoluta, che ha la dimensione della profondità, e che si sviluppa con la lettura e si utilizza nell’analisi logica, nel ragionamento e nel calcolo. Una forma di intelligenza che richiede concentrazione e risulta fortemente inibita da stimoli superflui, come quelli dispensati a piene mani dalle nuove tecnologie. Per questo gli schermi in generale, e in particolare quelli per uso didattico, sono «armi di distrazione di massa», come sostiene Mario Tozzi, perché con Sherry Turkle occorre riconoscere che «gli studi dimostrano che uno schermo acceso è in grado di deteriorare il rendimento di chiunque si trovi nei paraggi, tanto dei proprietari del dispositivo quanto di tutti gli altri seduti intorno»
Questa inquietante metamorfosi della scuola trentina - l’informatizzazione selvaggia, l’entrata a gamba tesa del “trilinguismo-CLIL”, l’esasperazione dei rapporti tra la scuola e le imprese - venne inaugurata dal Governo Berlusconi nei primissimi anni del nuovo millennio - nella persona dell’allora Ministro all’Istruzione Letizia Moratti - con la famigerata «scuola delle 3 I» (Informatica, Inglese, Impresa). Non poteva stupire ieri che il re delle televisioni e la regina del petrolio preferissero la professionalizzazione all’acculturazione, la produzione alla conoscenza, il profitto al sapere. Né può stupire oggi se Renzi, Rossi e certi Dirigenti ne condividono la “visione”, se è vero - come sostiene Massimo Recalcati - che «l’economicismo contemporaneo non ha solo inebetito la politica subordinandola agli interessi dei grandi capitali finanziari, ma ha anche irretito la pedagogia, che sembra sponsorizzare l’efficienza, la prestazione, l’acquisizione delle competenze come indici subordinati al criterio acefalo della produttività»
Non è necessario aspettare che si concludano le prime valutazioni sul trilinguismo per rimediare a certi errori tanto grossolani. E non tanto perché basta un filo di trucco per imbellettare la miseria culturale, quanto perché, prima ancora di affrontare le difficoltà contingenti di una manovra, occorre rendersi conto delle sue falle strutturali. Qualche giorno fa, mentre facevo lezione, una ragazza di seconda superiore ha alzato la mano per chiedere spiegazioni. La migliore in chimica di quella classe, che ha frequentato la prima in un’altra scuola. «Sono cose del primo anno, non le hai fatte con l’insegnante dell’anno scorso?» ho chiesto. «Si, ma le abbiamo fatte in CLIL, e non le ho capite» è stata la sua risposta. Aveva la nozione, ma mancava completamente del concetto. «Se non le ha capite lei, impegnata e intelligente com’è, che cos’hanno capito i suoi compagni dello scorso anno?» mi sono chiesto mentre mi accingevo a fare un breve ripasso sull’argomento. Questi sono dati oggettivi, che chi lavora sul campo rileva quotidianamente. Quelle dei promotori del CLIL, invece, sono mere congetture, aspettative ingenue, facili entusiasmi e sensazionalismi che si infrangono miseramente contro la prova dei fatti. Rispetto a chi si aggira nel Palazzo, chi mette i piedi nella scuola «sa meglio e sente più nettamente dov’è che la scarpa fa male», ma non viene ascoltato. Di più: viene additato come un patetico retrogrado, un figlio di fiori ormai appassiti, un comodo conservatore che non vuole mettersi in gioco, un anticonformista fine a sé stesso. 
Ma la scienza è prima di tutto chiarezza, precisione e rigore nel ragionamento e nel linguaggio. Come si può pensare che certi concetti astratti possano essere trasmessi in lingua straniera quando è difficile sia esprimerli che recepirli in madrelingua? Sono concetti che gli studenti possono assimilare solo se l’insegnante li sa proporre in forma analogica, a volte addirittura in veste metaforica, e ciò richiede una padronanza linguistica che eccede in larga misura sia quella accertata dalle certificazioni richieste agli insegnanti CLIL che quella disponibile a degli adolescenti. Il fatto che molti corsi universitari vengano oggi tenuti in lingua straniera non è un buon motivo per imporre precocemente questa pratica, almeno non per chi si rende conto che un quindicenne ha meno mezzi di un ventenne. Proprio perché le lingue straniere sono estremamente importanti, sarebbe bene che nelle scuole superiori venissero insegnate da chi le conosce approfonditamente e correttamente, non da chi se ne è impossessato in fretta e furia con i corsi accelerati più disparati. Solo così i diplomati possano accedere all’università o al mondo del lavoro con una base linguistica davvero solida. Il CLIL impartisce essenzialmente mediocrità e superficialità, sia nella lingua utilizzata che nella materia trattata. Ma questo è esattamente ciò che la politica contemporanea auspica, perché la media è diventata la norma, e la mediocrità è stata eletta a modello, come sostiene Alain Deneault nel suo libro Mediocrazia. Perché il mediocre è docile e, soprattutto, vota i suoi simili.
La «scuola delle 3 I» è quanto mai attuale. È la scuola della confusione, perché confonde la superficie con la profondità, la nozione con il concetto, l’addestramento professionale con la cultura propriamente detta, che è disinteressata. Una torre di Babele eretta dall’incompetenza di chi sostituisce i libri di testo con i tablet, dall’inesperienza di chi crede che un adolescente possa avvicinarsi alle scienze in una lingua che non è la sua, dalla superficialità di chi equivoca un’azienda con un’istituzione culturale. Sarebbe bene che i pochi anni di scuola gli studenti li passassero a scuola, possibilmente con docenti che insegnano quello che sanno insegnare, magari senza troppo baloccarsi con gli schermi. Gli adolescenti, per dirla con Marco Lodoli, sono «il bene più prezioso di ogni società che vuole distendersi verso il futuro». Hanno tutta la vita per misurarsi con il grigiore dell’incompetenza, con le solitudini e le relazioni virtuali offerte dalle nuove tecnologie, con il sapere monologico finalizzato e i freddi interessi economici delle aziende. Lasciamo che i giovani vivano la loro età, la giovinezza. È il miglior modo per prepararli alla maturità. 


lunedì 14 novembre 2016

Sù la testa

Pubblichiamo qui sotto l'articolo apparso recentemente sulla rivista UCT.
Racconta di noi e della nostra storia.


Sù la testa

A Marco Iacomino, 
insegnante amatissimo, insostituibile amico e compagno di lotta". 


Ci abbiamo creduto. E abbiamo lottato a lungo per continuare a crederci. Volevamo «essere parte di tutte le cose», come recitava il nostro motto. Dentro la scuola, innanzitutto; ma non solo. Ci sembrava la stagione giusta, e per tanti versi lo era: dopo anni di narcosi collettiva, saltuariamente interrotta da qualche velleitario tentativo di protesta sotto forma di scioperi (per altro sistematicamente ignorati), finalmente tra insegnanti e studenti si respirava un’aria frizzante, un fermento che prometteva bene. L’occasione, assai propizia e da cogliere al volo, ci venne dal “nuovo corso” della politica scolastica trentina, incarnata dall’allora Presidente della Giunta Provinciale, Lorenzo Dellai, e dalla sua fedelissima scudiera, l’Assessora all’Istruzione Marta Dalmaso, che vantava un passato di insegnante nelle scuole private confessionali. Una ragione in più, per noi affezionati alla scuola pubblica, laica e democratica, per affilare le armi.
Al principio, la nostra lotta aveva un sapore carbonaro: incontri quasi clandestini, tra pochi insegnanti combattivi, nei corridoi delle scuole o nelle aule docenti; scambi di opinioni via mail e lunghe telefonate; appuntamenti improvvisati con gli studenti del Collettivo studentesco. Poi, a poco a poco e quasi senza che ce ne rendessimo conto, cominciammo ad essere ascoltati, e seguiti. Le nostre idee per una riforma della scuola che partisse dal basso, pensata e voluta da chi tra i banchi vive e lavora ogni giorno, anziché imposta dalle logiche neoaziendaliste del Palazzo, trovavano un consenso crescente. Così, sull’onda di un entusiasmo che, a pensarci oggi, mette una gran nostalgia, decidemmo di darci un nome: Stati Generali della Scuola Trentina, in omaggio ai rivoluzionari francesi. Senza enfasi né presunzione, ma spinti soltanto da una convinzione: bisognava reagire al tentativo di trasformare la scuola in un’azienda, gli insegnanti in impiegati del sapere, gli studenti in automi da avviare senza indugi, come amavano dire i Sacerdoti della Nuova Pedagogia, verso il promettente (a loro dire) “mondo del lavoro”.
Nel giro di un anno o poco più, tra assemblee sempre più partecipate, interventi infuocati da parte dei “nostri” nei collegi docenti, iniziative che puntavano, forse per la prima volta, anche sull’originalità – la più indimenticabile, la “biciclettata” organizzata per dar voce alla protesta, rallentando il traffico con giri ripetuti attorno alla fontana del Nettuno e poi lungo le vie di Trento, sotto gli sguardi un po’ inferociti e un po’ curiosi degli automobilisti – la voce degli Stati Generali cominciò a diventare un punto di riferimento per molti: non solo per i tanti insegnanti precari, prime vittime di un Sistema che li sfrutta(va) sistematicamente per anni senza da loro alcuna prospettiva, ma anche per tutti quelli che, sebbene ormai di ruolo, erano stanchi delle promesse e degli accordi sottoscritti da Sindacati che con quel Sistema andavano a braccetto, e cercavano un nuovo punto di riferimento.
 Gli organi di stampa ci davano uno spazio e una visibilità inimmaginabili, forse sproporzionati alla reale consistenza, in termini di numeri, del nostro movimento; e noi – a volte anche bluffando, ora lo possiamo confessare – ne approfittavamo, facendo leva su quella che, probabilmente, è stata la nostra grande forza ma, alla fine, anche la nostra condanna: il coraggio – e l’ingenua sfrontatezza – di lanciare una proposta radicale, senza compromessi, tesa a raggiungere un solo, chiaro obiettivo: una scuola più giusta, più equa, che sapesse rinnovarsi senza lasciare per strada i sacrosanti diritti acquisiti in anni ormai lontani e desse spazio al merito, alla fantasia, alla partecipazione.
Il fantasma degli Stati Generali si aggirava per il Trentino. I rappresentanti dei Sindacati confederali – in particolare di Cgil e Cisl – ci guardavamo con disprezzo, ma sotto sotto – e il loro nervosismo nelle occasioni in cui ci si incrociava era lì a dimostrarlo – ci temevano, perché sapevamo raccontare le cose come stavano davvero; i giornalisti ci telefonavano quasi ogni giorno per conoscere la nostra opinione su questo o quell’aspetto della riforma della scuola in salsa trentina e gli studenti ci invitavano alle loro assemblee. L’unica a ignorarci era l’Assessora. «Per me - ci disse una volta senza mezzi termini, incalzata (e irritata) dalle nostre domande – voi non rappresentate nessuno, io parlo soltanto con le organizzazioni sindacali ufficialmente riconosciute. Arrivederci».
E noi, anziché desistere, raccogliemmo la sfida, e alzammo l’asticella: “se per degnarci della sua attenzione dobbiamo diventare un sindacato vero, con tanto di iscritti e di tessere, allora che sindacato sia!”, proclamammo durante una conferenza stampa improvvisata e subito amplificata da giornali e tv locali. Era il giugno del 2012. Era il nostro più grande bluff. 
“E ora che si fa?”, ci chiedemmo davanti a due birre fresche, seduti al tavolino di un bar del centro. La risposta arrivò sola, come qualche volta accade nella vita: Maurizio Valentinotti, segretario generale di Fenalt, il sindacato autonomo dei dipendenti pubblici con fama di grande combattività, ci telefonò per chiederci di entrare nella sua organizzazione, mantenendo però il nostro nome, la nostra identità e, soprattutto, totale autonomia di movimento. Fenalt avrebbe avuto la possibilità di avere una rappresentanza nel mondo della scuola; noi, il diritto di poter parlare con l’Assessora e l’opportunità, se nel giro di tre anni avessimo ottenuto il numero di iscritti sufficienti, di «sederci al tavolo» delle trattative, assieme agli altri sindacati. Un modo per concretizzare due anni di battaglie e, soprattutto, per poter incidere concretamente sulle decisioni relative alla scuola trentina.
Per quanto consapevoli del rischio che quella proposta comportava – nessuno di noi aveva alcuna esperienza sindacale, né l’ambizione o il desiderio di lasciare il mestiere di insegnante per dedicarsi a tempo pieno a quell’attività –  decidemmo di sottoporla al giudizio dell’assemblea, come era nostra abitudine. E la risposta fu un sì netto e inequivocabile. Era iniziata la “fase 2” degli Stati Generali. 
La generosa struttura e l’esperienza di Fenalt ci consentirono un notevole salto di qualità nell’organizzazione delle nostre iniziative. Ci rendemmo presto conto, però, che fare il sindacato implica anche occuparsi dei problemi dei singoli iscritti, supportarli nelle innumerevoli situazioni di conflitto coi presidi o l’amministrazione, offrire costante assistenza e consulenza. Tanto più che quel fermento e quella voglia di partecipare e di costruire «una scuola migliore» cominciarono all’improvviso a scemare dai corridoi delle scuole, sostituiti da un atteggiamento più arrendevole e quasi rinunciatario. Il movimento studentesco faticava a ritrovare spinta e coordinazione, mentre anche il fronte degli insegnanti si sgretolava nei mille rivoli delle rivendicazioni particolari, preferendo la lamentela alla discussione e le aule dei tribunali alle assemblee. Anche il dibattito pubblico e l’attenzione dei media disertavano volentieri i temi della scuola, se non per recitare in coro i nuovi mantra del trilinguismo e dell’alternanza scuola-lavoro, imposti dalla nuova amministrazione. Nel frattempo, infatti, Ugo Rossi aveva riassunto nella sua persona i ruoli del principe e della scudiera, rendendo, se possibile, ancora più impenetrabile il muro che separa le stanze del potere dalle aule della scuola. 
Ancora un sussulto di protesta l’ha provocato la cosiddetta Buona Scuola di Renzi: tutta la retorica nuovista che l’aveva accompagnata non era riuscita a nascondere, agli occhi di chi la scuola la conosce bene, la sua sostanza reazionaria e pericolosa. Ma l’arroganza con cui, prima il governo di Roma e poi quello di Trento, hanno tirato dritto di fronte alle plateali manifestazioni di insegnanti, studenti e cittadini, ha sferrato il colpo di grazia al cuore di chi ancora sperava di poter difendere la scuola della costituzione e del pensiero critico.
In un contesto così mutato, un sindacato di lotta aveva evidentemente minori attrattive e, nonostante i colleghi ci riconoscessero sempre la bontà delle idee e l’audacia dell’azione, gli iscritti faticarono ad aumentare, così che, alla scadenza del triennio, - sebbene di poco - non avevamo raggiunto i numeri sufficienti per ottenere la rappresentatività. Fedeli al nostro DNA, rifiutammo i compromessi al ribasso che avrebbero comportato le nozze all’ultimo minuto con altri sindacati e a maggior ragione non ci aggrappammo alle cordate avvelenate di transfughi in cerca di comode poltrone. 
Avevamo fallito l’obiettivo di arrivare al tavolo delle trattative, ma a questo eravamo pronti: coltivare le idee è sempre un lavoro lungo e richiede di mettere in conto anche qualche sconfitta e delusione. In questo caso, però, avevamo visto svanire il sogno di una scuola che alza la testa e non si lascia calpestare. 

Un’ultima assemblea, gli ultimi giorni di scuola, ha deliberato la fine degli Stati Generali. Almeno fino a quando, magari oggi stesso, non sentiremo di nuovo quell’aria frizzante levarsi e aprire le finestre delle nostre aule.
(Alessandro Genovese e Nicola Zuin)

giovedì 7 luglio 2016

avviso alle maestre dell'Infanzia

ci comunicano che la chiamata unica per gli incarichi a tempo determinato si svolgerà tra il 20 e il 24 agosto. 
Il 17 agosto dalla fpsm e il 18 agosto dalla pat saranno chiamate le insegnanti specializzate per il sostegno. 
Non c'é ancora la sicurezza totale ma sembra che già qualche giorno prima del 20 agosto si possa accedere al sistema della pat da vivoscuola per accreditarsi (accesso per ricevere codice personale) e solo dal 20 però sarà possibile scegliere gli incarichi. 
Il consiglio é quindi quello di tenere controllate le circolari pubblicate su vivoscuola attorno a ferragosto. 
La conferma dell'incarico arriverà successivamente, sembra intorno al 25/26 agosto. 
Il 29 e 30 agosto, po,i le insegnanti che scelgono un contratto in pat dovranno andare a sottoscrivete il contratto. 
Non ci sono indicazioni per la fpsm.

giovedì 9 giugno 2016

NO ALLA SCUOLA DEL PRESIDENTE


Il Presidente Ugo Rossi, 
visti i numerosi emendamenti al disegno di legge sulla scuola
presentati in aula dalle opposizioni, 
ha deciso di proseguire ad oltranza
con i lavori del Consiglio Provinciale.

FACCIAMOGLI SAPERE CHE LA SCUOLA 
NON VUOLE LA SUA LEGGE

DA PIU' PARTI CI ARRIVA 
L'INVITOA PARTECIPARE

 VENERDÌ 10 GIUGNO  
DALLE 20.00 ALLE 22.30

TUTTE/I SOTTO IL PALAZZO DELLA REGIONE 
CON I LUMUINI ACCESI 
PER ILLUMINARE I CONSIGLIERI.

E’ un momento fondamentale 
per il futuro della Scuola in Trentino:

NESSUNO PUO' MANCARE!

Firma per il referendum Contro la Buona Scuola



martedì 24 maggio 2016

assemblea

Lunedì 30 maggio 
dalle ore 15.00 
presso la nostra sede di Via Pergher, a Trento

è convocata 

L'ASSEMBLEA GENERALE 



discuteremo di: 

1. Ricezione in Trentino della "buona scuola": ambiti territoriali, superdirigenti, pagelle ai docenti, scuola/lavoro, e altre novità: che posizione prendere? come muoverci?

2. SGST: analisi della situazione, proposte e iniziative, elezione nuovi portavoce

3. Varie ed eventuali

E' evidente a tutti che stiamo per attraversare un momento decisamente critico per la scuola trentina e Gli Stati Generali devono scegliere che ruolo giocare. 
Per questo TUTTI GLI ISCRITTI e i simpatizzanti sono caldamente invitati a partecipare.

grazie,
saluti,

nz e ag

mercoledì 27 aprile 2016

la buonascuola trentina

salta l'assemblea, lavoriamo via mail!


ciao a tutti,

visto che troppe persone sarebbero impossibilitate a partecipare, abbiamo pensato che forse è meglio rimandare  l’assemblea che era stata programmata per venerdì 29. 

Nel frattempo, però, vi chiediamo di andare a vedere a questo link: https://www.vivoscuola.it/scuola-trentina-alpassocoitempi 
è disponibile il materiale, relativo al disegno di legge della giunta provinciale per il recepimento della Buona Scuola in Trentino.

Fino al 20 maggio sarà possibile presentare critiche e proposte.

Anche senza farsi troppe illusioni, è importante che gli Stati Generali dicano la loro in questo passaggio.

L’idea, perciò è di raccogliere tutte le nostre considerazioni e di scambiarcele e discuterle intanto via mail: vedremo di trovare nei prossimi giorni una data utile per l’assemblea. 
In quell’occasione daremo forma definitiva alla proposta da inviare in provincia.

Tentiamo per quanto possibile di coinvolgere anche i colleghi nelle nostre scuole.

Sarebbe bene anche trovare dei modi efficaci per dare alla nostra proposta (quando sarà pronta) la massima visibilità possibile, per cui ben vengano le idee di tutti anche per questo aspetto.

a presto,
nz e ag

lunedì 25 aprile 2016

Venerdì 29 aprile: assemblea SGST



Venerdì 29 aprile 2016

dalle ore 15.00 
presso la nostra sede di Via Pergher, a Trento

è convocata 

L'ASSEMBLEA GENERALE 



discuteremo di: 

1. Ricezione in Trentino della "buona scuola": ambiti territoriali, superdirigenti, pagelle ai docenti, scuola/lavoro, e altre novità: che posizione prendere? come muoverci?

2. SGST: analisi della situazione, proposte e iniziative, elezione nuovi portavoce

3. Varie ed eventuali

E' evidente a tutti che stiamo per attraversare un momento decisamente critico per la scuola trentina e Gli Stati Generali devono scegliere che ruolo giocare. 
Per questo TUTTI GLI ISCRITTI e i simpatizzanti sono caldamente invitati a partecipare o a comunicare tempestivamente l'eventuale impossibilità.

grazie,
saluti,

nz e ag

mercoledì 6 aprile 2016

Sanifonds? No grazie. Non Così.


SANIFONDS?
NO GRAZIE!
NON COSì 

l'idea di un fondo sanitario complementare Può ESSERE buona, 
ma SANIFONDS è una SOLUZIONE inaccettabile

non è accettabile che si sperperino enormi risorse, spalmandole su miriadi di interventi di poche decine di euro per prestazioni banali. 
non è accettabile l’altissimo costo di gestione della società a fronte di benefici inconsistenti per i lavoratori.

COSA VOGLIAMO?
La Fenalt, raccogliendo la voce dei lavoratori, vuole che il nomenclatore di Sanifonds sia radicalmente cambiato (coinvolgendo tutti i sindacati rappresentativi del comparto pubblico trentino), destinando la maggior parte delle risorse alle patologie gravi (cura ed integrazione reddito) e alla non autosufficienza dei lavoratori e dei loro familiari, destinando una quota anche all'indennizzo dei familiari superstiti in caso di premorienza del lavoratore.

COME CERCHIAMO DI OTTENERLO?
Fenalt invita i lavoratori a dimostrare la propria critica a Sanifonds compilando il modulo di non adesione, scaricandolo dal sito www.fenalt.it o richiedendolo al delegato sindacale (oppure compilando il modulo proposto dall’Ente di appartenenza).

per cambiare SANIFONDS serve alzare la voce:
COMPILIAMO TUTTI LA NON ADESIONE!

Più lavoratori presenteranno il modulo di NON ADESIONE 
e maggiori saranno le possibilità di ottenere la disponibilità di SANIFONDS a discutere le nuove condizioni con tutti i sindacati dei comparti pubblici del Trentino.


SCARICA QUI LA LOCANDINA DA AFFIGGERE ALL'ALBO SINDACALE DELLA TUA SCUOLA


FENALT
TRENTO Via Leopoldo Pergher, 16
Tel. 0461-40.21.41 - Fax 0461-82.24.30 

Mail: segreteria@fenalt.it   -    web: www.fenalt.it